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Tales of ordinary madness...
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23.05.2007

disagio.

-         che cè?

 

-         non so.

 

-         Dai che cè?

 

-         Mmmh.

 

-         Mmmh?

 

-         Disagio.

 

-         Disagio?

 

-         Sì, mi sento a disagio.

 

-         Perché?

 

-         Non lo so.

 

-         È questa stanza forse?

 

-         Non è la stanza. Ti dico che non lo so.

 

-         Se non lo sai come fai ad escludere la stanza? Potrebbero essere le luci. La musica forse?

 

-         No. Sono io che sono a disagio. Non sono le cose a farmi sentire a disagio.

 

-         Beh, generalmente quando ci si sente a disagio, cè qualcosa, qualcuno che mette in questa condizione di malessere.

 

-         Io non ho parlato di malessere. Ho  detto disagio, non malessere.

 

-         Vabbè ma il disagio è una forma di malessere. Tu stai male?

 

-         Sto a disagio. Hai presente lagio che ti dà una sedia comoda, una bella canzone, una sigaretta al momento giusto?

 

-         Sì, penso di sì.

 

-         Ecco. Lesatto contrario.

 

-         Mmmh. Quindi è come se fossi scomodo? Messo in una cattiva posizione?

 

-         Diciamo di sì. Sono in una cattiva posizione.

 

-         Ti ci sei messo tu? Ti channo messo? Ti ci sei trovato?

 

-         Non volevo trovarmici. Dicevo fosse sbagliato trovarcisi. E alla fine mi ci sono messo. A disagio. Ma inconsapevolmente.

 

-         Capisco. O ci provo.

 

-         Se non riesco io. Non vedo come possa riuscire tu.

 

-         Dicono io sia qui per questo. Non credi?

 

-         .

 

-         bah.

 

-         Cosa ci vorrebbe per toglierti da questa situazione? Lo sai?

 

-         Credo mi ci vorrebbe uno specchio, per passarci attraverso.

 

-         Eh?

 

-         Sì, per diventare lopposto di quello che sono. Il mio riflesso allo specchio. Un po come in quel dylan dog, che chissà a quale film si ispira.

 

-         Quindi non ti piace come sei?

 

-         Se parliamo di immagine, mi vado bene.

 

-         Non ti piaci dentro.

 

-         Non ho detto questo.

 

-         Allora?

 

-         Allora vorrei essere lopposto di quello che sono, non ho detto che quello che sono non mi piace.

 

-         Non ti seguo molto.

 

-         Ma infatti non mi sembra di averti chiesto io di venire qua.

 

-         Sei il solito.

 

-         Lo so.

 

-         Ti aspetti qualcosa?

 

-         Ma da chi?

 

-         Che ne so? Dal domani, da te, da qualcuno?

 

-         Mmmh.

 

-         ?

 

-         no. Non mi aspetto granchè.

 

-         Ma da chi?

 

-         Da nessuno. Da me mi aspetto un paio di cose. Da domani me ne aspetto tante.

 

-         Hai sonno vero?

 

-         Un po. Sì.

 

-         Vuoi che ti lasci dormire?

 

-         Uguale.

 

-         Sì o no? Rispondi e prendi una decisione.

 

-         Non sono bravo a decidere. Mi preoccupo di non far danno e poi finisce sempre che lo faccio.

 

-         Non mi sembra di averti posto una domanda complessa.

 

-         Daccordo.  Lasciami dormire.

 

-         Come vuoi. Notte.

 

-         Notte.

 

by @ 20:59 [ ]
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24.03.2007

valzer

Prendiamo due persone. Un uomo ed una donna, per carità!

Lui vestiamolo bene, con un frac(?) daltri tempi e delle belle scarpette in vernice nera.

Lei vestiamola meglio, un abito di cristallo fatto su misura con scarpette annesse.

Mettiamo un valzer. Appiccichiamo lomino ben vestito alla donnina dallabito di cristallo.

Osserviamo. Guardiamo bene cosa succede. Nulla. Loro sono fermi.

È il pavimento a scivolargli sotto i piedi.

by @ 13:09 [ ]
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23.03.2007

Dissertazione Febbrile.

Nulla di meglio o forse peggio di una febbre non voluta.

Non desiderata e capitata fuori luogo, tempo e stagione.

Ma veniamo a me e a me. Sono solo stronzo o sono ipocrita con me stesso?

Sono stupido?

Non cambio idea. Resto della mia e continuo a pensare sempre nella stessa identica direzione.

Pfff. Patetico.

Vorrei avere una raganella verde tutta per me, ma dentro uno stagno immenso, il più grosso stagno mai visto.

La testa inizia a pulsare e gli occhi sempre più pesanti sono difficili da gestire.

Non so, forse dovrei. Ma non mi va. Io, lei ed il mio lui con la sua lei. Un annullamento totale della personalità, forse quello sarebbe opportuno, quanto un pugno in faccia.

Ma veniamo alla nostra storia. Alla tanto attesa storia da raccontare, piena di impegni e tempi da rispettare.

Il nostro amico vive in una città senza biciclette. Ne è completamente priva. Nessuno sa cosa siano. Tutti gli abitanti della città stupida vivono spostandosi a piedi. Lui in realtà, il nostro amico intendo, ha un oggetto in cantina che noi nel nostro mondo chiameremmo volentieri bicicletta. Vuoi per le 2 ruote, vuoi per il manubrio, vuoi anche per il sellino. Ma nella città stupida non sanno cosa sia una bicicletta e così quelloggetto il nostro amico ama chiamarlo pianile. Proprio così. Il nostro amico ha un pianile e non sa a cosa serve né come funzioni. In verità potrebbe anche disfarsene, portandolo da qualche rigattiere o in discarica. Il problema è che il nostro amico sente dentro di sé che quelloggetto potrebbe essere in qualche modo utile. In qualche modo, forse strambo potrebbe essere riutilizzato. Ma vai a trovare il manuale di utilizzo e manutenzione di un pianile allepoca in cui viviamo. È praticamente impossibile.

Così il pianile prende polvere in cantina anno dopo anno. Un giorno il nostro amico viene preso da una smania irrefrenabile di ordine in cantina. In verità non ha molto da fare, è una domenica pomeriggio noiosa e interminabile. Così scende in cantina. Abiti sdruciti. Sedie con la seduta in paglia da impagliare, lampadine per lampade rotte da anni, addobbi natalizi, infradito demodé, guanti in pelle, pattini a rotelle con rotelle mancanti, una stufa a gas e poi il pianile.

Lo tira giù dalla scaffalatura, lo sistema in un modo che per lui è un sottosopra, si siede sopra quello che lui crede sia un appoggio antiscivolo, poggia un piede su una delle due manovelle, impugna quelle due aste che credeva fossero staffe dappoggio, tira su col naso e parte.

by @ 18:53 [ ]
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27.12.2006

Uppercut.

Come un pugno sotto il mento.

Ti solleva da terra.

Ti sloga la mandibola.

E tu finisci dritto al tappeto.

K.O.

by @ 13:06 [ ]
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20.12.2006

Al ladro...

Diritto Penale

30

by @ 10:54 [ ]
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15.12.2006

Sudore.

Il sole picchiava forte sulla costa est.

A poco serviva ripararsi sotto le fronde ombrose delle palme.

Niente da fare. Il caldo era soffocante.

E lui doveva stare lì comunque, lì a lavorare.

A lavorare per 4 dollari e 50 lora.

Poco meno di quanto prendeva uno portoricano per lavare i cessi, giù nei locali del porto. Eppure, nonostante ciò, non aveva alternativa.

by @ 21:49 [ ]
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11.12.2006

Adesso.

IO DEVO VOMITARE.

by @ 13:07 [ ]
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10.12.2006

L'amore dura tre anni.

L'errore è di volere una vita immobile.
Si vuole che il tempo si fermi,
Che l'amore sia Eterno, che niente muoia mai,
per crogiolarsi in una perenne infanzia.
Si costruiscono muri per proteggersi e sono quei
muri che un gionro diventano una prigione.
Per restare innamorati è necessaria una parte
inafferabile in ciascuno.
Bisogna rifiutare la piattezza, non nel senso di
inventarsi emopzioni artificiali e stupide, ma
di sapersi stupire di fronte al miracolo di ogni giorno.

by @ 23:41 [ ]
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27.08.2006

Il Pacchetto Vuoto

Vuoto. Il pacchetto era vuoto.

Mi voltai di scatto per riuscire a capire cosa stesse accadendo.

Non era possibile che fosse successo proprio a me.

Invece ero io, da solo, con il mio pacchetto vuoto.

Non riuscivo più neanche ad arrabbiarmi.

Non era tristezza.

Non era malinconia.

Non era niente.

Anzi era niente.

Solo un pacchetto vuoto.

by @ 23:31 [ ]
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